Filippo Corridi

La figura del professor Filippo Corridi (1806-1877, matematico), che rimarrà direttore fino al 1859, fu di importanza determinante per l'Istituto Tecnico Toscano e per le collezioni oggi conservate al Museo FirST.

 A Corridi si deve, oltre alla fondazione dell'Istituto, l'avvio di quella fondamentale operazione di acquisto, recupero e scambio di materiale che costituisce la base dell'attuale collezione di materiale scientifico e biblioteconomico (dalla disciplina che studia l'organizzazione delle biblioteche).

(da Enciclopedia Treccani sul web)

«Con una serie di decreti che portano la data 14 genn. 1850, la sezione dell'Accademia di belle arti relativa alle arti e manifatture, cui erano annessi col titolo di scuole tecniche gli scarni resti del conservatorio di arti e mestieri voluto dai Francesi nel 1811, veniva staccata del tutto dal nucleo originario, e a presiederla veniva chiamato il C., il quale, alludendo al grande modello parigino, cominciò subito a denominare tale complesso "istituto tecnico", una dizione accolta anche ufficialmente a partire dal decreto dell'ottobre 1853 che fissava le cattedre ad esso spettanti. Fondato a promuovere lo studio delle scienze di applicazione, e il progresso delle utili industrie, delle arti e delle grandi lavorazioni" - come recitava l'art. 1 del regolamento organico - l'istituto si componeva delle "scuole maggiori" (la competenza sulle "minori" mai aperte, venne affidata al municipio di Firenze), dell'Accademia di arti e manifatture, di due officine (di meccanica e di lavorazione del legno), di un Museo tecnologico e di una biblioteca. Ma quando il C. raccolse tale lascito, quelle sigle si applicavano ad una realtà ben misera. Disperso o nel più completo disordine il patrimonio di libri e di collezioni, da tempo non aggiornato; episodiche e irrilevanti le sedute accademiche; sospesi i corsi; pressoché inoperose le officine. Pochi anni dopo, nonostante la crescente sordità governativa, tutto era mutato, grazie all'energia e alla passione con cui il C. si mise all'opera, cosicché l'istituto poteva ben dirsi una delle realizzazioni più ricche e organiche esistenti in Italia in questo campo.»Filippo Corridi

Al momento in cui Corridi lasciò l'Istituto, il Museo Tecnologico vantava più di 16.000 esemplari di prodotti organici e inorganici, greggi e lavorati, di macchine e di strumenti, i Laboratori di chimica e fisica erano dotati di numerosi e moderni apparecchi, l'Officina di meccanica lavorava a pieno ritmo, con macchinari importati dalla Francia, dall'Inghilterra, dal Baden e dall'Olanda. Il fondo della Biblioteca ammontava a più di 2.000 opere.

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